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Ceramiche

Marija Gimbutas, archeologa lituana, ci racconta attraverso le sue numerose campagne di scavo che i primi segni della rivoluzione agricola del neolitico iniziarono a manifestarsi tra il 9000 e l’8000 a.C. quando  l’uomo smise di essere nomade e cacciatore e si stabilì in luoghi dove poter lavorare la terra e accudire gli animali.

Nel corso di due millenni sorsero comunità di centinaia e a volte migliaia di persone. Si ampliò il commercio, la specializzazione e le attività artigianali come la manifattura di tessuti, sculture in legno, pietra, osso e argilla. Nel  7000 a.C. scoprendo che il fuoco poteva trasformare il fango in un materiale resistente, la ceramica divenne un elemento essenziale. I più antichi pezzi provengono dall’Anatolia, dalla Siria e dall’Asia minore.

L’argilla è un materiale naturale, il risultato dell’invecchiamento e dell’erosione  delle rocce avvenuto in  milioni di anni. Dopo un lungo processo di stagionatura e ripulitura è pronta ad essere lavorata.

L’arte della ceramica è un viaggio alla continua scoperta.

Per poter incontrare l’argilla è importante saper fermare il tempo ed imparare ad ‘ascoltare’ qualsiasi storia questo materiale  vivo voglia raccontare alle nostre mani. A volte è calda, fredda, arida, liscia. Risponde alle nostre sollecitazioni, alla pressione delle nostre dita trasformandosi. Ci vuole una certa energia per plasmarla, un po’ d’esercizio per la quantità di acqua necessaria a renderla più morbida. Possiamo inciderla, togliere, aggiungere, scavare.

E’ un lavoro alchemico, attraverso i quattro elementi l’uomo dà forma alla sua immaginazione.

La terra incontra l’acqua e si rende plasmabile alle mani dell’uomo divenendo forma.  Sarà compito dell’aria essiccarla e infine, affidata al fuoco la sua forma verrà fissata per durare nel tempo.

 

 

 

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